In Magmatic non trattiamo siti web in maniera prevalente, è un'attività marginale che però negli ultimi anni ci è stata spesso richiesta, e trovo che sia un ottimo gancio per una riflessione più ampia. Il mondo del business, volendo generalizzare allegramente, si divide in due categorie: le aziende che aggiornano il sito web di frequente e lo rifanno da zero ogni due o tre anni (c'è anche chi non va mai oltre i 18 mesi) e quelle che dicono che non ne hanno bisogno, non gli è mai servito.
E allora, visto che questa seconda categoria mi ha fatto sollevare questo forte dubbio, la domanda nasce spontanea: nel 2026 ha ancora senso avere un sito web aziendale o chi non ce l'ha o non lo aggiorna da 15 anni può dormire sonni tranquilli?
"La risposta è dentro di te, e però è sbagliata" cit.
Non parlo di portali di prenotazioni, e-commerce, marketplace, portfolio o altre categorie simili che fanno parte del lavoro stesso, ma di quelle pagine cosiddette "siti vetrina" che forniscono al cliente le informazioni base dell'azienda, la descrizione delle proprie competenze, un po' di pavoneggiamento sui macchinari di ultima generazione e il modulo di contatto (che nella mia personale esperienza in 8 siti su 10 non funziona).
Viene considerato uno strumento ormai superato, ma i dati dicono il contrario: secondo ISTAT (dati 2025) oltre il 76% delle imprese con almeno 10 addetti ha un sito web, mentre i social network sono usati solo dal 59% delle stesse. Quindi possiamo dire che i social, nonostante abbiano preso piede in maniera massiccia, non hanno ancora del tutto soppiantato il sito aziendale, che però spesso viene visto più come vetrina che come canale primario di vendita e acquisizione clienti.
E vogliamo parlare di quell'azienda su quattro che non ce l'ha? Dove siete? Che fate? Come faccio a contattarvi?
Anche i canali di acquisizione alternativi (passaparola, pubblicità tradizionale, consiglio di un conoscente, clienti in fuga dai competitor, scheda su Google, pubblicità sul quotidiano locale, ecc.) prima o poi hanno bisogno di una validazione. Dove cercano? Su internet (o di recente tramite ChatGPT). Cosa trovano? I tumbleweed, quei cespugli secchi che rotolano nei deserti dei film western...
E la cosa bella è questa: sul vostro sito web potete dire tutto quello che volete ("siamo un'azienda leader del settore", "siamo il numero 1 in Europa", "competenza e professionalità da quattro secoli", "abbiamo sempre fatto così" e così via).
Potete inventarvi collaboratori, sedi (anche estere), prodotti, servizi e qualsiasi altra cosa, tanto il visitatore abbocca all'esca come una carpa regina quando vede i chicchi di mais dei pescatori nelle prime giornate limpide di primavera.
Ovviamente vi ho dato un paio di spunti di cose da NON fare assolutamente. Proprio perché è uno spazio nostro, non dobbiamo sprecarlo per fare a gara a chi ha più certificazioni, a chi ha il capitale sociale più alto nel footer o per pensare che il cliente sia completamente ignaro del mercato (e dei competitor) tanto da bersi tutto quello che gli viene proposto. Diventa anzi un modo per far trasparire la realtà dei fatti, esporre mission, vision, raccontare la propria storia, la propria identità, e soprattutto rispondere in anticipo alle domande che un potenziale cliente si pone prima di decidere se contattarvi (cosa che nessuna certificazione in homepage potrà mai fare al posto vostro).
Il titolo del post in questo caso chiude anche il cerchio: il sito aziendale ha ancora senso? Sì, più di quanto immagini.